LE BIZZARRIE DEL RUGBY

Grazie a mio figlio, nell’ultimo anno, ho potuto conoscere ed apprezzare il rugby da genitore spettatore. Questo nuovo ruolo mi ha portato a fare nel tempo alcune riflessioni che desidero condividere soprattutto per le apparenti stranezze che questo sport porta con sé.  Ne sono usciti 10 punti interessanti che spero possano aiutare a non fermarsi dinnanzi agli aspetti più rugosi del rugby ma a considerare i numerosi benefici che questo sport può offrire.

10 BIZZARRIE DEL RUGBY:

  1. Passare all’indietro: la regola che impone di poter passare il pallone solo ai giocatori che stanno dietro è alquanto particolare, ma permette ai giocatori di concentrarsi solo su chi ci sta davanti (per affrontarlo se è un avversario o sostenerlo se è un compagno) e consente a chi è davanti di sentire tutto il supporto della squadra dietro di lui. Aiuta i bambini a sviluppare la fiducia: quella che nutriamo verso gli altri e quella che gli altri nutrono verso di noi.
  2. La palla è ovale: nel rugby, come nella vita, è impossibile sapere in anticipo che cosa potrà accadere quando la palla rimbalza. Questo obbliga a fare i conti con l’impossibilità di poter tenere tutto sotto controllo, accontentandoci solo di poter “influenzare” l’andamento del pallone. Prepara i  bambini a gestire l’incertezza.
  3. Multidisciplinare: il rugby coinvolge una vasta gamma di abilità, come il saltare, il correre, il passare, il prendere, il placcare e molto altro. Dalla categoria Under 12 sarà, inoltre, possibile giocare il pallone anche con i piedi. I bambini che giocano a rugby si allenano quindi come dei decatleti, poiché devono imparare a padroneggiare molteplici competenze diverse.
  4. Caos e ordine: Il rugby è noto per le mischie, che possono sembrare caotiche, ma che in realtà sono il risultato di regole rigorose e equilibri attentamente calcolati. Queste situazioni richiedono una notevole lucidità, sensibilità e coordinazione tra i giocatori.  Grazie allo sforzo e alla fatica che la mischia richiede i bambini possono sviluppare una fratellanza ed una solidarietà proverbiali.
  5. Contatto fisico con tatto: il rugby è l’apoteosi del contatto fisico, ma non è violento. Si incoraggia il contatto fisico “duro” ma è escluso del tutto l’uso gratuito e insensato della forza, ossia la violenza. È proprio perché la forza è ammessa che questa viene da tutti strettamente controllata. Il placcaggio, quindi, nei bambini diviene quasi una forma di abbraccio, dove la tecnica consente di minimizzare gli esiti traumatici per placcatore e placcato. I piccoli rugbisti imparano da subito come cadere in sicurezza e come fermare l’avversario senza fare o farsi del male.
  6. Uniti in tribuna: lo scontro fisico e l’uso della forza sono permessi ed incoraggiati in campo, eppure sulle tribune non c’è contrapposizione tra tifoserie avversarie, questo a tutti i livelli, dal campetto al campionato di serie A o top 10. Anche nelle massime serie il rugby, infatti, vanta l’assenza di problemi di ordine pubblico tra tifoserie opposte. Al campetto i genitori assistono insieme alla partita e pur incitando i propri figli sono subito pronti ad applaudire la squadra avversaria se raggiunge una meta. C’è un sano agonismo che non è mai contrapposizione violenta, verbale o fisica.
  7. Il terzo tempo: finiti i due tempi regolamentari della partita ci si ritrova tutti insieme a mangiare e fare festa nel cosiddetto terzo tempo, dando così modo a tutti i bambini di conoscersi e fare amicizia senza alcuna barriera. In campo si lotta per la propria squadra contrapposti a quella avversaria, ma finiti i tempi regolamentari ci si ritrova insieme a festeggiare. Questa tradizione contribuisce nei ragazzi ad eliminare la paura dell’altro e unisce tutti nello sport.
  8. Sporchi alla meta: il rugby è noto come uno sport di “botte e fango“. Anche se alcune mamme potrebbero preoccuparsi di dover lavare l’abbigliamento dei propri figli, vi invito a considerare i benefici a lungo termine che questi ricevono e l’impagabile divertimento che i bambini traggono dal giocare nel fango. Tutto ciò li rende più resilienti, insegna loro che le cadute non sono irreparabili, che ciò che conta davvero è rialzarsi, anche se sporchi.
  9. Educare e non allenare: nel rugby gli allenatori dei bambini sono chiamati “educatori”, questo a sottolinearne la funzione più ampia che comprende non solo l’aspetto agonistico sportivo ma anche l’obiettivo di promozione dello sviluppo di competenze quali la coordinazione, l’equilibrio, il controllo, la resistenza, la reattività, la rapidità, la disciplina, la dedizione. Inoltre, le regole di gioco sono differenziate per categoria dai 5 ai 14 anni. Questo permette di sviluppare una vera e propria progressione di difficoltà per età, basata più sulla “voglia di divertirsi” che su rigide applicazioni schematiche del gioco del rugby.
  10. A misura di bambino: le categorie Under 6 e Under 8  sono caratterizzate da un gioco semplice, dinamico e divertente, rispettoso delle capacità psico-fisiche del bambino e delle sue aspettative: un numero di giocatori limitato, sostituzioni illimitate, incontri diretti da educatori abilitati e non arbitri per avere in campo esperti del rapporto con i bambini, in grado di percepirne eventuali problemi e difficoltà tecniche. Le competizioni organizzate per queste età privilegiano la formula del “Torneo a concentramento” con più incontri nella stessa giornata e tempo di gioco variabile in rapporto al numero degli incontri, dove é più facile alternare vittorie e sconfitte ridando il giusto valore al “confronto”. Nelle competizioni dei bambini più piccoli, inoltre, il punteggio non viene neppure registrato, perché l’accento è posto sullo sviluppo delle abilità psicofisiche, mentali e soprattutto morali e non sulla vittoria.

Il rugby è un’opportunità straordinaria per i bambini di crescere e svilupparsi in un ambiente sano che promuove il rispetto, il controllo di sé e la resilienza, favorisce le relazioni e aiuta a superare paure e timori. 

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La terapia ai tempi del Coronavirus: estratto intervista

Intervista del 27 marzo 2020.

In questo periodo le persone che più amiamo potrebbero diventare quelle che più odiamo?

È indubbio che in queste settimane di isolamento sociale si discuta di più in casa, se non altro perché si hanno molte più occasioni per farlo. Quelle che erano delle lievi difficoltà relazionali, complice la forzata convivenza, possono tendere a divenire dei conflitti molto più profondi. Si pensi a quelle coppie che non erano abituate a stare vicini per così tante ore o che vivevano una situazione di conflittualità e che oggi si trovano a dover forzatamente convivere tutto il giorno senza più nemmeno le “strutture dissipative”, così si chiamano tutte quelle occasioni che diluivano le tensioni, quali il lavoro, gli spostamenti la scuola, la palestra, ecc.. L’etologo Konrad Lorenz scriveva che quando individui della stessa specie si trovano a dover condividere uno spazio limitato finiscono per aggredirsi, e in una situazione come quella che stiamo vivendo è decisamente probabile che si possa tendere a divenire più reattivi, se non addirittura aggressivi, finendo per provare o indurre gli altri a provare verso di noi sentimenti negativi, anche di odio.

Il supporto psicologico può diventare fondamentale per chi ha difficoltà ad affrontare l’isolamento, in che modo?

Il meccanismo dell’ansia è un meccanismo fisiologico e adattivo, che attiva l’organismo di fronte ad un allarme rendendoci migliori, più capaci e reattivi. Oltre una certa soglia però può provocare incapacità di reagire in modo adeguato e sofferenza, mandando l’organismo in totale stress psicofisico. Ma di fronte ad una situazione incontrollabile come quella che stiamo vivendo, dove possiamo solo scegliere di adottare precauzioni che non rassicurano rispetto alla possibilità di essere contagiati, dove la scienza e la tecnologia non hanno ancora strumenti per controllare questa pandemia, questa sensazione di impotenza non produce in noi ansia, ma angoscia, ovvero una paura ben peggiore, poiché è una paura che deprime poiché non possiamo fare niente per cambiare le cose. Il supporto psicologico può essere utile per mitigare questi effetti. Non mi riferisco qui ad un intervento psicoterapico in senso stretto ma ad un accompagnamento caldo ed empatico, accogliente e mai squalificante, che sappia far sentire le persone comprese ed accolte aiutandole a riconoscere ed affrontare l’angoscia che la situazione inevitabilmente genera.

Questa situazione di forzato isolamento può rivelarsi utile anche come mezzo per iniziare un viaggio all’interno di sé, per occuparsi di aspetti che solitamente, rapiti dalla routine quotidiana, tralasciamo, così da poterci trovare domani più forti di prima, più resilienti e capaci di affrontare le nuove sfide che il post emergenza ci riserverà. Il supporto psicologico, inoltre, potrà essere molto utile a medici, infermieri ed operatori sanitari che lavorano da settimane senza sosta, secondo i ritmi dettati da un’emergenza fino a ieri sconosciuta e inattesa e di cui nessuno conosce la durata; può essere di grande aiuto sia per chi oggi comincia ad avere dei segnali di cedimento, così da scongiurante l’insorgere di disturbi più seri in un secondo momento, che per prevenire gli esiti di probabili eventi poli-traumatici in quei medici sottoposti a prolungato stress emotivo e che oggi non sentono ancora ciò che stanno provando. Come ricorda il prof. G. Nardone, “Le ferite del guerriero si sentono una volta finita la battaglia”.

Come sta seguendo i suoi pazienti?

Attualmente tutta la mia attività clinica e di supporto psicologico si è spostata completamente su modalità non presenziali grazie alle possibilità che le moderne tecnologie ci offrono. Questa non è una pratica per me usuale, ma in questo momento dove per il bene di tutti è necessario dimostrarsi flessibili e capaci di adattarsi ho ritenuto doveroso fare la mia parte. Alcuni percorsi consulenziali, in accordo con i pazienti, sono stati rimandarti al post emergenza, in altri casi invece abbiamo concordato di passare alla modalità online tramite videochiamate. Le confido che temevo che questa proposta, lontana dal mio sentire, potesse essere vissuta come eccessivamente distante dalle persone che seguo, che il video costituisse una fredda separazione che rende difficile l’incontro, invece ha permesso in taluni casi di entrare ancora più in contatto: in questo momento dove non era possibile altro ho potuto rivedere le persone che seguo in casa loro, assieme ai loro animali domestici, ho potuto parlargli mentre erano comodamente sedute sul loro divano, o al tavolo da pranzo o nella stanza stireria dove si erano rifugiate per avere un po’ più di privacy, creando così un clima che ha superato le difficoltà del nuovo mezzo.

Cosa consiglia di fare per sopravvivere all’isolamento con il minor stress possibile?

In questo nuovo contesto dove l’emergenza da Coronavirus ci ha reso tutti più sospettosi nei confronti del prossimo, anche più suscettibili nei rapporti sia intra- che extra-familiari suggerisco di prescriverci una piccola azione gentile al giorno: potremmo essere gentili con i nostri familiari, con chi incontriamo in fila al supermercato o con il collega che vediamo in videoconferenza. Praticare azioni volontarie di gentilezza produce migliori relazioni e un miglior stato psicofisico individuale riducendo il rischio di incrementare sentimenti di rabbia o odio.

Suggerisco inoltre di concentrare la propria attenzione sui piccoli passi concreti da compiere ogni giorno a livello individuale nella gestione di questa emergenza, attenendoci scrupolosamente alle normative nazionali e regionali, rimanendo a casa per quanto più sia possibile, seguendo comportamenti igienici adeguati, mantenendo le distanze di sicurezza qualora si incontri qualcuno, in vista del benessere di tutti.

Il tempo di forzata permanenza in casa può, inoltre, essere utilizzato in senso positivo, investendolo in attività quali la lettura o la scrittura, per dedicarci ad attività che amiamo, per recuperare tempo in famiglia, con i figli, per mantenere la socialità con videochiamate, fare attività fisica.

Bisognerebbe parlarne limitatamente, confinando la ricerca di notizie in certi spazi, perché parlare in continuazione della pandemia o cercare compulsivamente informazioni alimenta un’iperbole negativa.

Suggerisco infine di scrivere per affrontare la paura, ma anche per far defluire la rabbia (o il dolore per la perdita di una persona cara), così da canalizzare queste emozioni che non possono essere razionalizzate ma che devono essere veicolate e concesse a sé stessi.

Cosa potrebbe comportare l’isolamento in soggetti che già hanno un supporto psicologico?

Questa emergenza ha cambiato completamente il contesto e con esso tutte le difficoltà dei pazienti. Come clinici questa emergenza ci pone di fronte ad uno scenario completamente diverso, dove i vecchi paradigmi non calzano più alla realtà attuale. Per fare qualche esempio: coloro che provano una sensazione di paura o grave disagio in ambienti non familiari o in ampi spazi all’aperto, così come chi teme gli spostamenti in auto, treno e aereo, oggi deve stare forzatamente a casa vedendo così “superata” la loro fobia; gli ossessivi dell’igiene diventano oggi, invece, dei maestri di buone pratiche, così come raccomandato dall’OMS; chi teme il confronto sociale o è in difficoltà nelle relazioni, adesso che queste sono mitigate dalla limitatezza ed esclusione dei normali contatti, può sentirsi al sicuro… È chiaro quindi come questa condizione stravolga completamente tutto quello che poteva valere fino ad un mese fa. Questo ci chiama oggi ad una enorme flessibilità e ritengo che molto ci attenderà quando questa emergenza sarà finita, purtroppo non sembra ciò possa avvenire molto presto.

Consigli per restare positivi e felici?

In questo momento dove tutto il mondo è spaventato e vive nella paura e nell’angoscia per la salute delle persone, vittime di una sempre più diffusa ed incontrollabile infodemia cioè di un bersagliamento di informazioni eccessivo e spessissimo poco accurato o vagliato scientificamente, preoccupati per gli effetti economici del lock down conseguente a questa pandemia, in questa situazione di distanziamento sociale e di confinamento domestico e dal profilo così incerto come si può restare positivi e felici? L’incertezza ci spinge a cercare certezze che non ci sono ancora, amplificando l’angoscia. La nostra naturale tendenza al controllo si scontra con l’impossibilità di controllare un nemico invisibile e subdolo. Dovremmo riuscire a normalizzare per quanto possibile la sensazione di disagio perché inevitabilmente questa porterà con sé momenti di sconforto accompagnati ad altri di apparente quiete. Evitiamo di cercare risposte che ora non ci sono. Restiamo a casa e pensiamo più forte a quando tutto questo finirà provando a progettare oltre la fase di emergenza.

Consiglia attività particolari da svolgere insieme individualmente?

Oltre ai suggerimenti prima ricordati, vorrei aggiungere che in questa condizione dove non ci è permesso uscire potremmo portare in casa alcune delle attività che normalmente si svolgono fuori… ad esempio organizzando un picnic in salotto, giocando con i figli a fare la spesa o invitando gli amici ad un party online. Queste attività potranno rivelarsi molto utili per noi e per i bambini che assieme a noi sono costretti al confino entro le mura domestiche. Ricordiamoci, infatti, che i bambini sono reclusi come noi in casa, lontani dagli amici, dalla scuola, spesso dai nonni e da tutte quelle piacevoli attività extracurricolari. Dovremo quindi pensare anche al loro tempo, costruendo dove necessario una nuova routine giornaliera (le routine sono tranquillizzanti), ma soprattutto offrendoci a loro in modo autentico, rassicurante e sincero. I bambini, come gli adulti, percepiscono quando una persona a cui vogliono bene dice loro una cosa pensandone un’altra, e ciò provoca in loro un senso di smarrimento profondo. In questo tempo di attesa è importante che i bambini siano ascoltati e che siano dati loro spazi dove poter esprimere i vissuti emotivi senza minimizzarli o allarmarsi eccessivamente, coinvolgendoli magari in comunicazioni calibrate sulla loro capacità di comprensione così che possano accedere ad informazioni utili a contestualizzare quanto sta accadendo, ma evitando di parlare sempre e solo di Coronavirus. Se esposti, come probabilmente sarà, a telegiornali o trasmissioni informative ricordiamoci di mediare le informazioni che potrebbero ascoltare e che forse non comprendono o comprendono solo parzialmente, magari chiedendogli cos’hanno capito. Non dimentichiamoci di promuovere in loro l’aderenza alle prescrizioni (lavarsi le mani, starnutire sulla piega del gomito ecc.) attraverso il nostro esempio: laviamoci tutti assieme le mani, chiediamo loro di correggerci quando siamo noi per primi a dimenticarcelo, creando anche in questo caso delle routine. Infine, non rinunciamo mai alla funzione genitoriale: anche se può essere normale in questa fase sentirsi più disponibili ad accettare compromessi, non dovremo stravolgere le regole considerate non negoziabili, fornendo ai bambini un contesto il più normale e comprensibile possibile, se pur nella straordinarietà della situazione, sempre in continuità con quanto abbiamo costruito assieme a loro.

NUOVE MODALITÀ COVID-19

In linea con le nuove disposizioni ministeriali e per responsabilità personale, comunico che sono sospese a tempo indeterminato le sedute in persona nel mio studio, ma il mio lavoro continua!

In questo momento è doveroso rallentare la diffusione del contagio per ridurre il rischio di far ammalare le persone più fragili. Tutti dobbiamo comportarci responsabilmente e fare la nostra parte per consentire a tutto il personale medico e paramedico di riuscire ad assistere tutti i malati che hanno bisogno di assistenza e cura negli Ospedali del nostro territorio.

È richiesta a tutti noi la massima capacità di adattamento e collaborazione verso un obiettivo comune e vorrei continuare “ad esserci”, nella massima tutela di chi si affida a me e della nostra stessa salute.

Il mio lavoro quindi continua, con le indispensabili precauzioni, privilegiando – ove la presenza in studio non sia assolutamente necessaria – i colloqui ONLINE (tramite WhatsApp, Skype, FaceTime o altre piattaforme per videomeeting).

Il servizio ONLINE permette a tutte le persone che si trovano bloccate in casa o sul luogo di lavoro di ricevere – senza doversi spostare – il servizio di supporto e consulenza psicologica o la psicoterapia. E’ sufficiente avere uno smartphone, oppure un computer o un tablet e una connessione a internet.

Per le sedute vi invito a lasciarmi un messaggio su questa pagina o chiamarmi al 3382629134

Grazie per la vostra comprensione.

EMERGENZA CORONAVIRUS

⚠️ – COMUNICAZIONE – ⚠️
A seguito dell’emergenza Coronavirus, in ottemperanza alle nuove disposizioni ministeriali e per responsabilità personale, comunico che da oggi garantirò lo svolgimento delle prestazioni di psicoterapia limitando l’attività libero professionale in presenza e privilegiando i colloqui clinici in modalità ON LINE. Sebbene non sia una forma che utilizzo abitualmente, in questo momento ove è richiesta a tutti noi la massima capacità di adattamento e collaborazione verso un obiettivo comune, voglio continuare “ad esserci” nella massima tutela della nostra salute e di chi si affida a me.

Questa è per me una misura straordinaria per affrontare strategicamente un problema che richiede misure fuori dall’ordinario.

Per qualsiasi informazione o chiarimento e per concordare le modalità degli incontri, è possibile contattarmi al 3382629134 (anche Whatsapp) o scrivermi a info@marcopagliai.com

www.marcopagliai.com

https://www.facebook.com/215126848692807/posts/1427512940787519/?d=n

THFVicenza

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Incontri di interesse psicologico organizzati dal Centro di Terapia Strategica

Il Progetto Technology of the Human Factor (THF) ha come obiettivo di divulgare le più recenti novità ed innovazioni in tutte le discipline che riguardano l’essere umano, attraverso il contributo dei migliori studiosi italiani.


Sede Conferenza di apertura: Sala “G. Lazzati” Palazzo delle Opere Sociali in piazza Duomo, 2 a Vicenza

Data e orario: domenica 17 novembre 2019 ore 20.45

Sede Conferenze: Sala Conferenze dei Chiostri di Santa Corona in contrà Santa Corona, 4 a Vicenza

Date e orari: giovedì 28 novembre 2019 ore 20.30, sabato 14 dicembre 2019 ore 18.00, giovedì 23 gennaio 2020 ore 20.30.


Gli eventi sono organizzati in collaborazione con gli Psicoterapeuti Ufficiali del Centro di Terapia Strategica per la provincia di Vicenza:

• Naomi Faccio 3391333831 info@naomifaccio.it

• Rosella Fossato 3773193400 rosellafossato3@gmail.com

• Marco Pagliai 3382629134 info@marcopagliai.com

• Margherita Rizzotto 3482633442 rizzottomargherita@gmail.com

• Dolfina Sanson 3487130302 dolfinasanson@cappellina.com

• Gloria Vangelista 3392942693 info@gloriavangelista.it

Con il patrocinio del Comune di Vicenza e dell’Ordine degli Psicologi Regione Veneto.


Per informazioni scrivi a info@thfactor.com o WhatsApp al 3382629134


Programma THFVicenza

Conferenza di apertura domenica 17 novembre ore 20.45 Sala “G. Lazzati” Palazzo delle Opere Sociali in piazza Duomo, 2 | Vicenza

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Titolo: “Oltre sé stessi. Scienza e arte della performance”

Relatori: Prof. Giorgio Nardone e dr. Stefano Bartoli

Abstract: Che cosa accomuna figure geniali come Leonardo da Vinci e Albert Einstein, Mozart e Steve Jobs? Che cosa significa spingersi oltre i limiti delle proprie discipline e ottenere risultati straordinari? Il talento è una dote innata o va coltivato con cura e perseveranza? Di questi temi si occupa la scienza della performance, in una sintesi originale di psicologia, neuroscienze e terapia breve strategica.

I relatori indagheranno a fondo le caratteristiche che consentono al performer non solo di raggiungere prestazioni notevoli, ma anche di proseguire nel difficile percorso di miglioramento e superamento dei propri limiti: resilienza e determinazione, flessibilità e adattabilità caratterizzano tutti gli artisti, scienziati, sportivi e manager che riescono a toccare vette sovrumane e impensabili.

Studiare la performance significa anche esaminare il ruolo della trance performativa e il ricorso alle moderne tecniche ipnotiche, oppure individuare le modalità più corrette per valorizzare il talento, ed eventualmente «guarire» i blocchi e le «psicotrappole» che impediscono al talento di esprimersi pienamente. Ma, soprattutto, Giorgio Nardone e Stefano Bartoli ci condurranno in un viaggio nel cuore più autentico della natura umana: il superamento di sé, in un’insaziabile ricerca dell’ignoto e dell’inconcepibile.

1ª Conferenza Giovedì 28 novembre ore 20.30 Sala Conferenze dei Chiostri di Santa Corona in contrà Santa Corona, 4 | Vicenza

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Titolo: “Alimentazione: falsi miti e inganni del marketing”

Relatore: dr.ssa Simona Milanese

Abstract: Forse nessun ambito come quello alimentare è popolato da falsi miti, credenze che, anche se non confermate o addirittura smentite dalla ricerca scientifica, continuano ad essere proposte come verità indiscusse. Il mantenimento di questi miti è favorito sia dalla notevole complessità della ricerca nutrizionale, sia soprattutto dagli enormi interessi economici che ruotano intorno all’industria alimentare. Bersagliati da informazioni spesso confuse e contraddittorie, abbagliati dalla pubblicità, vittime di abitudini difficili da scardinare, è sempre più complicato per i non esperti orientarsi nella giungla delle proposte alimentari.

L’intervento è volto a sfatare i principali miti alimentari basandosi sui dati scientifici a disposizione e sulle ricerche recenti pubblicate nel settore. Dopo aver discusso del mito delle calorie, vengono considerate le principali categorie di nutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e il loro metabolismo, con particolare attenzione al dibattito sul colesterolo. Segue una parte dedicata ai falsi miti psicologici. Insieme ai falsi miti vengono discussi anche i principali “inganni” del marketing, strategie pubblicitarie tramite le quali l’industria alimentare contribuisce al mantenersi e al diffondersi di alcuni falsi miti per aumentare le vendite.

Senza l’intento di proporre l’ennesima dieta “miracolosa”, si vuole fornire una fotografia aggiornata dello stato attuale della ricerca nutrizionale e, parallelamente, stimolare una riflessione critica in modo da promuovere nel pubblico scelte alimentari sempre più consapevoli, piacevoli e salutari.

2ª Conferenza Sabato 14 dicembre ore 18.00 Sala Conferenze dei Chiostri di Santa Corona in contrà Santa Corona, 4 | Vicenza

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Titolo: “Cambiare per crescerli. L’intervento strategico per bambini in età prescolare”

Relatore: dr. Massimo Bartoletti

Abstract: Quando ci troviamo a svolgere un ruolo educativo, sia come genitori che come educatori, abbiamo una grande responsabilità. Nell’infanzia il bambino costruisce le basi del proprio modo di essere e di vedere il mondo. Per accompagnarlo in questo viaggio di scoperta dobbiamo proporgli stimoli ed esperienze in linea con le sue crescenti competenze e favorirne il processo di autonomia. Le difficoltà che potranno presentarsi durante il percorso, si trasformeranno in complicati problemi da risolvere se l’adulto non riuscirà a cambiare il proprio atteggiamento, rimanendo rigidamente affezionato a ciò che in passato ha funzionato anche quando si dimostra inefficace. Durante la serata verranno descritte le strategie e le tecniche risultate più efficaci nel superare le principali difficoltà che si possono presentare nel percorso di crescita di bambini in età prescolare.

3ª Conferenza Giovedì 23 gennaio 2020 ore 20.30 Sala Conferenze dei Chiostri di Santa Corona in contrà Santa Corona, 4 |Vicenza

23-gen

Titolo: “Il coraggio di fare la scelta giusta. Arte e scienza della performance nelle organizzazioni”

Relatore: dr. Stefano Bartoli

Abstract: Chi deve operare decisioni cruciali deve essere in grado in primis di gestire le proprie percezioni-emozioni più primordiali, la più importante delle quali è la paura, ed essere in possesso delle competenze necessarie all’esecuzione al meglio del suo compito. L’intervento vuole esporre ed analizzare le modalità di intervento sulle varie forme di paura di decidere, evidenziando gli stratagemmi più efficaci nel guidare le persone a superare i propri limiti. Da questa prima trattazione che potremmo definire “consulenziale” si giungerà poi a trattare delle relative competenze ed abilità necessarie all’acquisizione dell’abilita di decidere al meglio nelle condizioni più critiche giungendo ad arrivare “oltre sé stessi”.


Per scaricare il programma clicca qui.


Se sei un medico o uno psicologo e vorresti conoscere ed apprendere l’approccio breve strategico Modello Giorgio Nardone, puoi iscriverti alla 2ª edizione del Master in Psicologia clinica strategica in partenza a Padova: una vera full immersion nello studio della Terapia Breve Strategica .
Il master ha la durata di un anno ed è articolato in 14 giornate formative, distribuite in una domenica al mese, tranne l’ultima giornata che si terrà ad Arezzo insieme al Prof. Giorgio Nardone, per un totale di 112 ore di training in aula.
Per info scrivimi in privato.

GIORGIO NARDONE A VERONA

“Nessuna altra parola è stata tanto utilizzata negli ultimi decenni quanto change: ciò dimostra la potenza di un termine che evoca oltre che spiegare. Infatti questa parola, in forma sia di sostantivo sia di verbo, non solo indica una dinamica, ma esprime anche l’azione del movimento verso uno scopo. La linguistica definisce questo tipo di parole “performative”: hanno un significato e sono un significante, sono cioè in grado di definire qualcosa e, al tempo stesso, di determinarne l’effetto.”

Questo è l’incipit de “Il cambiamento strategico”, ultimo libro del prof. Giorgio Nardone; in cui fa il punto sulle principali nuove tecniche e scoperte della sua ricerca clinica, che prosegue ininterrottamente da oltre 30 anni.

Se sei appassionato, affascinato, incuriosito e interessato al tema potrai ascoltare il prof. Giorgio Nardone e la dr.ssa Giulia Rinaldi, psicoterapeuta ufficiale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, sabato 16 febbraio prossimo alle 21.00 a Verona.

Troverai i dettagli nella locandina qui sotto.

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